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Aug 042010
 

… Parrebbe di siì:

http://www.gearfuse.com/dantes-internet-the-div-ine-comedy

May 152010
 

Lo scontro tra Apple (ed altri) e Flash per il controllo degli ambienti di sviluppo e (in definitiva) della user experience sta facendo un clamore da stadio. Io appartengo al Culto del Mac ma vorrei provare a riportare il tutto ad una prospettiva storica.

In questa fase del mercato gli attori più forti e competitivi (compresa Microsoft) non hanno interesse a consentire a cross-platform come Flash di imporsi.

Controllare la toolchain e indirizzare lo sviluppo applicativo e soprattutto la user experience sono aspetti della strategia commerciale, in quanto consentono di inserire nelle proprie piattaforme elementi differenzianti e di lock-in rispetto ai competitor. Se investo tanti soldi per fare le iAd, l’ultima cosa che voglio è una Adobe che domani esca sul mercato con un “iAd cross-platform”. Idem Microsoft con Silverlight e le sue future funzionalità ed aspetti differenzianti (en passant: avete visto l’interfaccia utente di Microsoft Kin? MS sta finalmente dando spazio a forme di pensiero radicale sulle interfacce utente…). Google si dichiara aperto perché ha le quote di mercato minori ed ha interesse ad attrarre sviluppatori ed utenti. Flash (ed in particolare Flash 4, late ‘90) non è penetrato perché era “cross-platform” (di fatto, l’unica grande “platform” era Microsoft Windows) ma perché risolveva problemi di animazione e multimedialità su Web, tant’è vero che Microsoft stessa ne era attiva supporter e ne ha promosso la penetrazione (http://ping.fm/W2nu1).

Cross-platform significa “nemico di ogni platform”. Il vero “cross-platform” di quegli anni era Java, che è stato fieramente combattuto da Microsoft.In uno scenario di mercato in espansione e forte competizione tra piattaforme, è improbabile che attori “cross” siano visti bene dai giocatori in campo, soprattutto perché la competizione tra piattaforme mobili si sta giocando molto sulla user experience e sull’integrazione applicativa con servizi online proprietari (itunes, mobile me, Microsoft Live, google apps etc). Il “man in the middle” tra piattaforme ed utenti è un elemento di disturbo.