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Dec 092011
 

Twitter sta testando le nuove pagine per le imprese, con un occhio molto forte al branding e – cosa utile a fini di CRM –  ai messaggi persistenti (es: “domani fermo programmato”, “la nostra promozione valida fino al…”) e alla separazione tra risposte date dagli operatori ai singoli utenti e post generali.

Vale la pena interrogarsi su quanto Twitter sia effettivamente utilizzato e quanto attivi siano i suoi utenti italiani: sono più produttori d icontenuti o più ascoltatori? Quanti tweet pubblicano a testa? A tale fine proviamo a fare alcuni conteggi, basandoci sulle ultime stime disponibili da parte degli analisti e da Twitter stesso. Nel farlo, divertiamoci anche ad andare a caccia di fonti e dati di base utili e collezionarli in questo post.
Stime nuove su Twitter, assolutamente non ufficiali (visto che Twitter le dichiara di rado) e misurate da Nielsen, darebbero dai 2 milioni ai 2,4 milioni gli italiani presenti con un account personale alla fine di ottobre (+40% durante settembre-ottobre 2011), come riportano Massimo Russo e Vincenzo Cosenza. Assumiamo il limite superiore riportato da Vincenzo (2,4 mln) come base di utenti registrati a fine ottobre 2011.
La crescita degli italiani registrati a Twitter trova una corrispondenza nell’uso di Twitter da parte degli stessi, che pubblicano circa 12.000 tweet all’ora, come misurato da GlobalWebIndex.
Ci piacerebbe sapere ora quanti italiani sono effettivamente utenti attivi di Twitter, ossia si collegano al servizio almeno una volta al mese. A tale fine ci riferiremo ai dati ufficiali mondiali di Twitter, aggiornati ai primi di settembre 2011 (quindi non troppo disallineati rispetto a quelli di Nielsen e GlobalWebIndex sopra citati).
In base a tali dati, Twitter ha nel mondo 100 milioni di utenti attivi al mese, di cui un 50% si collega ogni giorno e un 40% (del 100 mln) si pone in modalità ascolto, per tenersi informato, senza produrre contenuti. Molto bene… Ma qual è il numero totale di utenti registrati? Riferiamoci all’ultima conferenza stampa, citata da MediaBistro in cui Twitter ha rivelato tale dato e rifacciamo i calcoli dei redattori del blog MediaBistro.
MediaBistro stima 254 mln di utenti registrati al 25 agosto, che noi – eseguendo lo stesso calcolo di MediaBistro – correggiamo a 261 mln alla data di pubblicazione del dato ufficiale sui 100 milioni di utenti attivi (8 settembre).
Di conseguenza, la ratio tra utenti attivi (mondo) e utenti registrati (mondo) è 38%. A questo punto facciamo l’assunzione che tale ratio valga anche per l’Italia (in realtà non è vero: simili ratio crescono al crescere dalla maturità della piattaforma in un Paese e quindi in Italia dovrebbe essere più bassa). Facciamo due conti e otteniamo la nostra risposta:
2,4 mln di utenti registrati in Italia corrispondono quindi al più a circa 912.000 utenti attivi al mese, di cui solo il 60% (547.200) pubblica tweet ed il 40% (364.800) è in ascolto (questo se assumiamo che tale ratio media tra publisher e listener, dichiarata da Twitter su base mondiale, vada bene anche per l’Italia). 
Molto bene. Con questa dotazione di informazioni, possiamo rispondere alla domanda sull’uso che gli italiani fanno di Twitter, basando il calcolo sui soli utenti attivi e riferendoci ad un contesto di uso medio nell’arco del mese medio. In tale arco temporale viaggiano 12.000 x 24 x 30 = 8.640.000 tweet mensili; di conseguenza:
  • se rapportiamo tale volume di messaggi ai soli utenti attivi e “publisher” (547.200), fanno circa 16 tweet/mese a utente;
  • se ci allarghiamo all’intera base degli utenti attivi, senza prendere in considerazione il dato statistico sulla ratio tra publisher e listener, otteniamo invece una media di 9,5 tweet/mese a utente.
Tiriamo ora le somme.
Abbiamo stimato una media di 16 tweet/mese per italiano utente attivo publisher, che (facendo invece la media del pollo) scende a 9,5 tweet/mese se si considera l’intera base degli utenti attivi indistinta rispetto a publisher vs listener. Su tale base, possiamo affermare che Twitter in Italia è usato ormai come mezzo sia d’informazione sia di comunicazione: l’utente medio lo usa per tenersi aggiornato e per pubblicare, anche se tra “publisher”. 
Le dimensioni della base utenti attivi sono più che raddoppiate rispetto ad aprile/maggio 2011 e – se il trend di crescita si mantiene costante – significa che nel 2012 i servizi di customer service informativo e transazionale (Q&A, troubleticketing) potrebbero diventare effettivamente interessanti.

 

May 152011
 

Da qualche giorno è disponibile online l’ultimo rapporto Audiweb-Doxa con dati consolidati e tendenze fino al primo trimestre 2011 sulla sociodemografia, motivazioni e attività degli italiani in rete. Vale la pena che ve lo scarichiate:

http://www.audiweb.it/dati/index.php

Sintetizzo qui alcuni punti:

  • gli italiani su Internet sono 26 milioni (25,9 a marzo 2011)
  • un quarto delle famiglie hanno accesso ad Internet tramite chiavetta wireless (totale di coloro che accedono ANCHE tramite chiavetta o SOLO tramite chiavetta)
  • il 15% degli individui accede ad internet tramite smartphone/cellulare normale/PDA

Principali attività via cellulare (“top four”):

  • navigare
  • leggere e ricevere email
  • motori di ricerca
  • Facebook, Twitter

Slide 53, 54 del report: dati di uso delle mobile app, a livello aggregato cross-vendor, da parte dei consumatori italiani (mia riaggregazione):

  • il 65,6% le scarica solo se gratis
  • il 32,6% le paga o è ben disponibile a pagarle

Categorie top delle app utilizzate da noi italians (leggermente riaggregate da me):

  • 58,9% musica (ascoltare, visitare store musicali)
  • 50,4% giochi
  • 44,4% mappe viaggi ed itinerari
  • 40,8% social network
  • 40,5% foto
  • 36,1% meteo
  • 23,5% news
  • altre categorie a seguire (notizie su orari /aerei/treni, ricerca numeri di telefono, studio, dizionari, fitness, ricette…)

Digital divide. Leggendo nello studio le analisi di Doxa, le ho trovate abbastanza in linea con quanto analizzato da Censis, nulla di particolarmente nuovo: la slide 60 del report indica che il problema del digital divide è molto forte in Italia, certamente molto più forte delle statistiche ufficiali statali e di OCSE. Le percentuali reali di persone che hanno problemi di “lentezza” di navigazione/apertura di siti sono alte (almeno il 35%, si vedano le prime due risposte nella slide 58), la percentuale di persone che non vede utilità nell’accedere ad Internet o non a usare il computer. Se consideriamo che il commercio elettronico, il social networking e l’internet video stanno esplodendo, significa che nella penisola esiste una distinzione ancora molto netta tra chi è “in rete” e chi no… Siamo un Paese a due velocità. Gli italiani che non usano Internet non lo fanno in quanto:

  • 57,1% non sanno usare il computer
  • 26,7% sanno di Internet per sentito dire e non gli interessa
  • 18,9% ritengono che quel che possono fare con internet lo possono fare anche senza
  • 12,8% non hanno abbastanza conoscenze informatiche per connettersi e navigare
  • altro
May 162010
 

Da leggere attentamente e da usare come base per brainstorming con le vostre controparti di design. Alcuni punti:
1. il Web browsing con il browser è difficile, non importa quanto Safari sia ottimizzato, si tratta sempre di un paradigma “portato” dal PC – la user experience delle apps è superiore

2. il selling point n. 1 di una app è la sua ICONA, che deve esseer di grande qualità grafica (gli utenti la correlano alla qualità dell’app)

3. rating & ranking delle app non guidano gli utenti tanto quanto la segnalazione dei “friends"4. interessanti le percezioni degli utenti sul pricing, in particolare 0.99 e 4.99, anche in rapporto alla percezione di qualità dell’app

5. le maggiori inconsistenze di usabilità rilevate… sono sulle apps di Apple 8) Sto ancora sghignazzando…http://www.slideshare.net/createwithcontext/how-people-really-use-the-iphone-…

May 162010
 

Da leggere attentamente e da usare come base per brainstorming con le vostre controparti di design. Alcuni punti:
1. il Web browsing con il browser è difficile, non importa quanto Safari sia ottimizzato, si tratta sempre di un paradigma “portato” dal PC – la user experience delle apps è superiore

2. il selling point n. 1 di una app è la sua ICONA, che deve esseer di grande qualità grafica (gli utenti la correlano alla qualità dell’app)

3. rating & ranking delle app non guidano gli utenti tanto quanto la segnalazione dei “friends"4. interessanti le percezioni degli utenti sul pricing, in particolare 0.99 e 4.99, anche in rapporto alla percezione di qualità dell’app

5. le maggiori inconsistenze di usabilità rilevate… sono sulle apps di Apple 8) Sto ancora sghignazzando…http://www.slideshare.net/createwithcontext/how-people-really-use-the-iphone-…